GMG 2013

XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù dal 23 al 28 luglio

GIOVANI IN MISSIONE

9284453905_0c8a14e756_cIL tema: «Andate e fate miei discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19) accompagnerà dal 23 al 28 luglio la XXVIII Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro. Un raduno mondiale in America Latina a 26 anni dalla Gmg di Buenos Aires. L’evento sarà preceduto dalla Settimana missionaria (16-21 luglio) che vedrà parte attiva le diocesi e le parrocchie del Brasile. «Una missione per annunciare Gesù Cristo e approfondire la fede, in risposta all’invito del Papa – come ha detto l’arcivescovo di Rio, Monsignor Orani João Tempesta in un’intervista su Avvenire il 3 febbraio. – La Gmg è un grande dono per cercare di cambiare il volto della nostra Chiesa e di renderlo più giovane e missionario». Benedetto XVI, ora papa emerito, un anno fa, nel suo messaggio per la Gmg ha evidenziato la necessità di un impegno missionario soprattutto in due ambiti: le comunicazioni sociali (internet) e la mobilità nel mondo (partire da se stessi per andare verso gli altri e condurli a Dio). Presso la spiaggia di Copacabana sono previste: la messa di apertura, la cerimonia di benvenuto e la Via Crucis, a Guaratiba: la veglia e la messa conclusiva. Dopo l’elezione di Papa Francesco si prevedono due milioni di giovani e 10.000 italiani. Nel logo ufficiale: un grande cuore con simboli e colori del Brasile. In verde: la Croce pellegrina e il “Pão de Açúcar”, il “Pan di Zucchero” (collina di Rio de Janeiro), in giallo: il Cristo Redentore (simbolo della città), in blu: il litorale brasiliano.

Lucia Giallorenzo

La Domenica

Il web

Il Web: la nostra agorà e il nostro aeropago

comunicazioneUna tra le sfide più significative dell’evangelizzazione oggi è quella che emerge dall’ambiente digitale. È su questa sfida che papa Benedetto XVI ha scelto, nel contesto dell’Anno della fede, per la 47a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, il tema: Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione.
Come ogni anno il tema di questa Giornata caratterizza le iniziative del Festival della Comunicazione che si svolgerà, in collaborazione con Ia diocesi, dal 5 al 12 maggio 2013 ad Avezzano (AQ), coinvolgendo anche le diocesi limitrofe, mentre in tutto il territorio nazionale saranno promosse, in collaborazione con gli Uffici delle Comunicazioni sociali diocesane e dalle Librerie Paoline e San Paolo iniziative di animazione attraverso la formula della settimana della comunicazione.
La vita di san Paolo è per noi, Paoline e Paolini, l’esempio permanente della nostra vita consacrata alle esigenze dell’Evangelo. E dall’Apostolo Paolo traiamo stili, contenuti, criteri della nostra missione. Il  ”farsi tutto a tuttti” ci appartiene come figli e figlie del beato Giacomo Alberione, e ci fa sentire come l’Apostolo delle genti «debitori a tutti gli uomini, ignoranti e colti, cattolici, comunisti, pagani, musulmani» (San Paolo, 1951). Consacrati e consacrate, dunque, per evangelizzare.
Parafrasando I’apostolo Paolo, nella lettera ai Romani (15,,20), noi Paoline e Paolini ci facciamo un punto d’onore ad  annunziare il vangelo dove non è giunto ancora il nome di Cristo per non costruire su un fondamento altrui e per tradurre il “deposito” ricevuto nei luoghi dove nasce e si fa comunicazione (dai media più tradizionali ai social forum). Ecco perché la Parola divina (e «tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode», Filippesi 4,8) deve risuonare attraverso Ie arterie informatiche di Internet, i canali della diffusione virtuale on-line, Ie chat e le messaggerie istantanee, i social network, da messanger a Myspace a facebook, twitter. ll web è un “luogo antropologico”, che va abitato e reso abitabile. È Ia nostra agorà, il nostro aeropago.

don Vincenzo Marras Superiore provinciale
Società San Paolo – Italia

sr Dolores Melis Superiora provinciale
Figlie di San Paolo – ltalia

 Pagine Aperte – aprile 2013
Settimana delle Comunicazioni

Benedetto XVI Emerito

L’ENCICLICA NON SCRITTA DI PAPA BENEDETTO
(Aldo Maria Valli)

Si sente dire in giro, anche da qualcuno nelle parrocchie, tra i fedeli: “Ma il Papa non doveva, non poteva. Non si scende dalla croce”. È forse il commento più avvilente, specie se fatto da credenti. Il Papa non sta scendendo dalla croce: ci sta salendo. Sta facendo l’esperienza dell’abbassamento, della spogliazione di sé. L’esperienza più radicale di abbandono nelle braccia del Signore. Chissà quale tumulto di emozioni e di pensieri nella sua anima. Poi la scelta. Una scelta nata dalla preghiera, dall’ascolto di Dio, dal confronto con lui. Si dice: “Il Papa stava scrivendo un’enciclica sulla fede, ma non l’avremo”. Non è vero. L’enciclica sulla fede l’ha scritta: sta in questa sua sofferta decisione di farsi da parte agli occhi del mondo per mettersi sotto uno sguardo che conta infinitamente di più. È un’enciclica silenziosa, ma non meno efficace. E, non a caso, come sempre sono i più semplici a comprenderla. Mentre i dotti fanno scorrere fiumi di parole per indagare le ragioni occulte delle dimissioni, gli umili hanno già capito: il Papa sta facendo l’esperienza di Gesù nell’orto del Getsemani: «Ora l’anima mia è turbata». E dal turbamento nasce l’abbandono nelle braccia del Padre. Si potrebbe dire, e tutti lo diciamo prima o dopo, «salvami da quest’ora». Ma la fede sta nell’abbandono, nello spogliarsi di sé. L’enciclica silenziosa di Benedetto ci parla della vita debole, della vita turbata. Ci parla di quella vita che normalmente non vogliamo vedere. Ci parla della morte e della mortalità. E noi che viviamo nella società dell’immagine, noi che siamo abituati a valutare tutto e tutti in base all’apparenza e alla categoria dell’efficienza, restiamo attoniti e duri d’orecchi di fronte a chi ci propone il nascondimento e il silenzio. Il Papa ha detto di aver ascoltato la coscienza. È la lezione del suo maestro Newman. Ma anche per ascoltare la coscienza bisogna in un certo senso spogliarsi di sé, dell’ideologia del fare e dell’apparire. Noi oscilliamo normalmente tra l’esaltazione del sé, fino al soggettivismo estremo, e la depressione più cupa che nasce dalla sensazione del vuoto. Ma lo svuotamento interiore è un’altra cosa. E anche di questo il Papa ci sta parlando con la sua enciclica silenziosa. E chi l’avrebbe mai detto che il teologo Ratzinger, il professor Ratzinger, ci avrebbe lasciato in consegna, come ultima lezione, un messaggio così? L’ammissione del turbamento. La fine del proprio magistero non nel trionfo ma nel nascondimento. Altro che scendere dalla croce. «In quel momento attirerò tutti a me». E lui si sta lasciando attirare. O io o Dio, ha detto il Papa nell’Angelus di domenica 17 febbraio. Alla fine il problema sta tutto lì. L’io tende inesorabilmente a prevalere, in mille forme diverse. In certi casi, addirittura, in forme ammantate di profonda religiosità. Lasciare spazio a Dio, lasciare che sia lui ad agire in noi, lasciare a lui l’ultima parola, è maledettamente difficile. Di fronte al dilemma “o io o Dio” il Papa ha scelto. Ha usato la sua razionalità, certamente. Ma l’ha fatto, come ha sempre chiesto nel corso del pontificato, con una razionalità non mutilata, non ridotta all’empirismo, ma aperta alla trascendenza. C’è, in questa sua ultima enciclica non scritta, moltissimo su cui vale la pena di meditare. Cattolici e non cattolici, credenti e non credenti. Possibilmente nel silenzio.

Come Maria

Come Maria, la donna completa l'uomo

Come Maria, la donna completa l’uomo

L’ideale della donna, quale risplende in Maria, viene sempre più considerato, in ogni
settore dell’umanità.
La donna, aiuto dell’uomo e simile a lui: con cui forma una carne, con cui si compie e si applica la redenzione nella Chiesa; con cui si lavora per l’elevazione sociale e morale.
Abbiamo tante donne martiri oscure e anche martiri più note.
La donna sposa che sostiene l’uomo in momenti dolorosi, come Maria accompagnò Gesù al Calvario.
La donna madre che ha accettato da Dio i bambini di cui vuole formare delle anime felici in cielo; come Maria ebbe, nutrì, vestì, istruì, Gesù.
E’ per questo che la donna ci appare completa: cultura e spiritualità, famiglia e società, apporto efficace nelle cose civili e nelle iniziative religiose; tanto di Dio da diventare un’appartenenza assoluta e tanto dell’uomo da completarlo; debitamente soggetta eppur potente per la sua debolezza supplicante; capace di ogni eroismo se ben guidata: umiliata e calpestata si risolleva e con la speranza cristiana ricostruisce un nuovo avvenire (CISP 1272-73).

da: Un anno con d.Alberione – a cura di G.M. Ferrero ssp

Anno della fede

Celebriamo e viviamo tutti insieme
L’ANNO DELLA FEDE

PER comprendere perché Benedetto XVI ha indetto un Anno della Fede è necessario vedere questa celebrazione sullo sfondo di altri avvenimenti assai significativi nella vita della Chiesa: il Sinodo dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione, che inizia il 7 ottobre, il 50° anniversario di apertura del Concilio Vaticano II (1962) e il 20° anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (1992). 
Il filo rosso che attraversa tutti questi avvenimenti è il desiderio perenne della Chiesa di rinnovare l’impegno dei credenti che, nel confessare la propria fede in Gesù Cristo, autore e perfezionatore della fede stessa (Ebrei 11,40), «sono infatti chiamati a far risplendere la parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato» (Porta Fidei, n. 6).
L’Anno della Fede avrà inizio l’11 ottobre 2012 e terminerà il 24 novembre 2013 con la solennità di Cristo Re. Benedetto XVI, ricordando l’Anno di Fede voluto da Paolo VI nel 1967 come “conseguenza ed esigenza postconciliare”, fa propri i sentimenti del suo venerato predecessore che ha visto quell’anno come un’occasione propizia per tutta la Chiesa di poter riprendere, sia a livello individuale che comunitario, «esatta coscienza della sua fede, per ravvivarla, per purificarla, per confermarla, per confessarla».
Graham Bell
NB. I testi sotto la rubrica “Nell’Anno della Fede” sono stati redatti a cura del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, Presidente Mons. Rino Fisichella e i suoi collaboratori. Anche le intenzioni delle Preghiere dei fedeli (XXVII Domenica – XXIX Domenica; Santi; XXXI Domenica; XXXII Domenica; I Avvento – III Avvento) hanno avuto una loro consulenza. Un vivo grazie per il loro contributo.

Novità – Opuscolo de “La Domenica

«INVITO ALLA FEDE»

«INVITO ALLA FEDE»

Un breve sussidio per credere, celebrare e vivere il dono della fede a livello personale e comunitario,
alla luce della Bibbia e degli insegnamenti della Chiesa, con attualizzazioni.
Pagine 32, con illustrazioni – H 1,50 La Domenica, Periodici San Paolo, P.zza San Paolo, 14 – 12051 ALBA (CN). Fax 0173.29.61.21. E-mail: abbonamenti@stpauls.it; Librerie San Paolo e Paoline