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Categoria: Chiesa

Siate Perfetti

CONVERSIONE E CARITA’

Carissime,

stiamo camminando con lenti passi nel cammino quaresimale, con il rito dell’Imposizione delle Ceneri – silenzioso quest’anno – viene intrapreso questo itinerario spirituale verso la Pasqua e verso il Signore. Con tutta la Chiesa percorriamo questo cammino di conversione e di solidarietà cristiana. Il tempo di Quaresima infatti è sempre tempo di carità – cioè Amor di Dio – da “esercitare” verso Dio e verso il prossimo. E gli esercizi si fanno provando e riprovando fino a quando non diventa facile.
Quaresima è tempo di conversione, la nostra “in primis”. Significa avere il dolore dei nostri peccati, quelli che colpiscono la carne di Gesù, e poi cercare la purificazione del nostro cuore, affinché bruci ed elimini fino a ridurre a cenere quanto non è Dio. Così che faccia ardere il nostro povero e fragile cuore d’amor di Dio, così che l’anima desideri ardentemente di ottenere la grazia di essergli sempre più vicino in questa vita per poi essere finalmente unificata con il suo Amore infinito nell’Eternità celeste.

Conversione: avere i sentimenti di Gesù

Ma la conversione richiesta dal tempo di Quaresima è anche solidarietà con i nostri fratelli, anche loro peccatori come noi. Se non fosse così, non avremmo gli stessi sentimenti di Cristo. Gesù, l’unico giusto, è morto per amore dei suoi fratelli peccatori, di ogni uomo che è nel peccato e senza voler escludere alcuno.
Dunque il cammino quaresimale è anche solidarietà – cioè comunione – con il prossimo, non nei peccati certo, perché ogni uomo è oggetto d’amore di Dio.
Quello di Dio è Amore paterno per le sue creature, Amore fraterno perché nell’Incarnazione ha preso il nostro corpo di peccatori per restaurarci nel suo di Figlio Prediletto, Amore Puro spirituale perché nel profondo di ogni uomo c’è il soffio divino, quella scintilla dello Spirito che fa vivo il nostro spirito.
L’uomo porta in sé l’impronta del Creatore e l’immagine della Trinità, che non può essere cancellata da nessuna potenza o coperta da nessun peccato.
Cristo si è incarnato per salvare gli uomini che ama d’amore infinito, e noi che siamo di Cristo non possiamo dimostrare disamore verso chi è amato da Dio.
Si odia il peccato, che allontana da Dio, ma si deve amare l’uomo anche nella sua fragilità e debolezza perché nel nostro amore possa passare l’amore di Gesù che guarisce ogni ferita e sana ogni peccato.

Portare la croce assieme a Gesù

Il tempo di Quaresima, poiché ci avvicina all’esperienza di Pasqua e Risurrezione di Gesù, deve avvicinare noi e “ogni uomo di buona volontà” a Cristo e al suo amore misericordioso. Si dirà: come possiamo testimoniare questo? Prendendo la nostra croce e portandola “assieme” a Gesù. Assieme a Gesù non significa in solitudine, poiché Egli è Amore senza limiti e Comunione piena, quindi deve trasformarsi in carità verso tutti, ed inoltre deve diventare impetrazione di perdono per gli altri.
Santo Stefano, primo martire, diventa immagine e modello di questo. Infatti infiammato di Spirito e modellato su Gesù, ripete con Lui la stessa intercessione nel momento supremo dell’offerta: “Perdona loro, perché non sanno quello che fanno!”. Pervaso e traboccante dell’amore di Cristo, lo effonde in richiesta d’amore per quelli che gli sono vicini (cioè il suo prossimo).
Paolo riceve grazia per quella intercessione, ma non solo lui anche gli altri ricevono testimonianza da questa confessione di fede in Cristo, carità per gli altri e speranza del Cielo… e insieme anche paura, a causa di coloro che si rifiutano di accogliere questa testimonianza d’amore…

Silenzio e preghiera

In questa Quaresima ci è chiesto di testimoniare e impetrare misericordia in silenzio, in un modo particolare.
Il Rito dell’Imposizione delle Ceneri va fatto in silenzio. La motivazione indica motivi sanitari: l’alito mentre si pronuncia la formula rischia di creare occasioni di dispersione di virus. Ma nella Liturgia nulla accade senza che sia permesso dal Cielo. Ciò significa che Dio ci chiede un silenzio più grande e più fecondo.
Ma se ci è chiesto più silenzio, deve anche crescere da parte nostra la preghiera e la supplica al Padre Celeste perché abbia ancora misericordia per coloro che ha plasmato a immagine del suo Prediletto. Deve aumentare la nostra supplica allo Spirito di illuminare le nostre menti e toccare i nostri cuori affinché neppure una delle Parole del suo Figlio Unigenito vada perduta, ma sia conservata con amore nel nostro cuore – come ci insegna la Vergine Annunziata – così da portare molto frutto.
Affidarsi in silenzio a Gesù perché Egli dopo aver portato il messaggio della Buona Novella del Regno di Dio, si è consegnato totalmente al Padre e si è fatto silenziosa offerta. Ma sempre dalla croce ci ha dato sua madre come nostra madre. Sulla croce Gesù  si è fatto silenzio d’amore, lasciando tutto nelle mani del Padre e lasciando noi nelle mani della sua madre amorosa.
Maria, per amore del Figlio, ha dovuto fare questo misterioso e doloroso scambio: siamo diventati suoi figli (“ora e nell’ora della nostra morte”) per solidarietà con l’Amore del suo amato Figlio.
E Maria, che era ricolma di Spirito e piena di amore divino, ha accettato questo doloroso scambio: lasciare andare il suo Tutto per raccogliere il nostro nulla.
Intanto che una spada trapassava la sua anima, la potenza divina ne dilatava il cuore purissimo per far spazio all’intera umanità, per far spazio a tutti coloro che sono amati dal suo Figlio che è Amore Eterno, …anche quelli che rifiutano Gesù e il suo Amore.
Questo tempo di Quaresima ci chiede silenzio ed intercessione più grandi. Cresca la nostra preghiera sino a diventare concorde – un’unica voce ed un unico cuore – nel Venerdì Santo. In particolare nella solenne liturgia della “Preghiera universale” dove la Chiesa tutta, insieme a Maria Madre della Chiesa, prega per tutti, per ogni categoria umana, affinché riceva salvezza, luce, grazia, conforto… ogni uomo sulla terra.
E noi concordi con Maria nostra Madre, impetriamo dal Padre ogni grazia da quel cuore squarciato per Amore.

Don Gino

Maria e la pienezza del tempo

MARIA
E LA PIENEZZA DEL TEMPO

SS.Annunziata di Firenze (Ignoto,XIV secolo)

È importante vivere il momento presente, l’oggi di Dio, – Jom Jhwh in ebraico – senza fughe nostalgiche in un passato che non c’è più, né in un futuro che non è ancora. Oggi è per me la salvezza. Quest’oggi di Dio, totalmente nuovo e inedito, dono appena uscito dalle mani del Creatore, è storia di salvezza per me.
In un bel racconto chassidico, dove è protagonista Gabriele, l’angelo dell’annunciazione a Maria, si narra: «L’angelo Gabriele fu mandato da Dio per far dono della vita eterna a chi avesse un momento di tempo per riceverlo. E l’angelo si mise per le strade del mondo. Ma, dopo aver percorso molte strade, tornò indietro e disse a Dio: “Avevano tutti chi un piede nel passato, chi un piede nel futuro. Non ho trovato nessuno che avesse tempo”».
Maria, la Madre di Gesù, l’oggi di Dio lo ha accolto e vissuto. Il passaggio di Dio nella sua vita, lo ha riconosciuto sin da subito. Dal soffio di Dio si è lasciata avvolgere e il suo sì, al progetto d’amore di Dio su di lei, è stato pieno e totale.
Il racconto di Luca dell’annunciazione inizia con la determinazione del tempo: «Nel sesto mese». Esso rimanda a ciò che è stato detto, precedentemente, di Elisabetta. Siamo, quindi, al sesto mese di gravidanza per la cugina di Maria.
Ma che anno era? Che tempo era quando Maria disse il suo sì? Per i Greci, che datavano la loro cronologia ufficiale dallo svolgimento della prima olimpiade nella città di Olimpia, era l’anno 776. Per i Romani, padroni del mondo allora conosciuto, che datavano la loro storia a partire dalla fondazione di Roma, era l’anno 753. Per gli Ebrei, il popolo eletto, che iniziano il conteggio degli anni dalla creazione del mondo, era l’anno 3760.
Per Dio, invece, ci dice Paolo di Tarso con grande semplicità, il tempo era giunto finalmente nella pienezza. Nella lettera ai Galati, infatti, leggiamo: «Quando giunse la pienezza del tempo, Dio inviò suo figlio, nato da donna» (Gal 4,4).
Come spesso accade nella Bibbia, Dio si serve di un messaggero divino per comunicare i suoi voleri. L’evangelista Luca afferma che Gabriele è inviato da parte di Dio per dirci l’origine della sua missione, per ribadire che l’iniziativa è di Dio, perché tutto si realizza per bene/volenza divina. Il movimento parte sempre dall’alto per discendere verso l’uomo.
A Dio solo spetta determinare tempo, luogo e modo dell’ingresso del suo Figlio divino nella storia. E con libera decisione egli elegge, fra tutte le donne, quella cui intendeva affidare e trasmettere il compito unico e singolare di formare, in virtù dello Spirito Santo, la natura umana del suo Figlio. Dio sceglie Maria.
E ora, come dice san Bernardo abate, chiamato il cavaliere e il cantore incomparabile di Maria, «Tutta la terra aspetta la tua risposta. O Vergine, dà presto la risposta. Rispondi la tua parola e accogli la Parola. Apri o Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all’assenso, il grembo al Creatore. Ecco che Colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti, batte fuori alla porta. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso».
Dopo il primo senso di turbamento e dopo la perplessità manifestata di fronte alla proposta della maternità divina, Maria esprime ora il suo consenso: «Eccomi, sono la serva del Signore». Con queste parole si è consumato il più alto e decisivo atto di fede nella storia del mondo. È il vertice di ogni comportamento religioso davanti a Dio, poiché Maria esprime, nella maniera più elevata, la passiva disponibilità unita all’attiva prontezza, il vuoto più profondo che si accompagna alla più grande pienezza.
L’assenso di Maria va letto come la risposta al saluto iniziale dell’angelo: «Rallegrati». Ma la gioia piena sulle labbra della Vergine esploderà più tardi, quando sarà a casa di Zaccaria, con Elisabetta e il nascituro Giovanni, nel canto del Magnificat.
L’espressione Serva del Signore non dice in questo contesto l’umiltà di Maria, perché nel linguaggio delle Scritture essa è un titolo di gloria. Vengono qualificati, infatti, con il termine di servi del Signore, Abramo, Mosè, Davide, ogni profeta e perfino il Messia, il servo di Jhwh. Servo del Signore è colui che ha la consapevolezza di avere una missione decisiva da compiere.
Nel linguaggio biblico servo del Signore non indica la subalternità, ma l’appartenenza al Signore e la fiducia riposta in lui. Maria, dicendo sono la serva del Signore, afferma di aver compreso la vocazione alla quale è chiamata e aderisce, pienamente disponibile e con gioia, al progetto di Dio. Il sì (fiat) di Maria, dunque, esprime la sua fede nella parola di Dio, come dirà più avanti Elisabetta: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore».
La risposta di Maria è molto più di un sì: «Avvenga di me quello che hai detto». È una gioiosa e affettuosa accettazione. Il verbo è ottativo, desiderativo, esprime cioè un sì con tutto il cuore. Il sì di Maria è il sì nuziale che comprende l’orientamento della sua vita intera secondo Dio e ratifica in anticipo tutte le scelte di Cristo, da Betlemme fino al Calvario, perché nell’annunciazione è già contenuta la scena della croce.
Dio, per realizzare il «mistero taciuto nei secoli eterni, ma rivelato ora…a tutte le genti» (Rm 16,25-26), chiede la collaborazione cosciente e libera di Maria, così come farà con gli apostoli e con i credenti. Il Signore ha creato ogni uomo e ogni donna padroni del proprio destino e non impone il suo volere. Egli, essendo Dio di libertà e amante della libertà, ha creato l’uomo a sua immagine, libero. Ecco perché Maria non è strumento inerte. Quando l’angelo le svela il suo ruolo in questo disegno misterioso di Dio, le chiede il consenso che, pur restando libero, è tuttavia anch’esso, misteriosamente, sostenuto dalla grazia. E la pienezza del tempo…si realizza.
Guardiamo la nostra vita, è il Signore che si manifesta nel nostro momento presente. Viviamo l’oggi con gratitudine, perché tutto è dono, “tutto è grazia”, come amava ripetere santa Teresa di Lisieux.

Francesca V.

(SiatePerfetti ago-sett.2020)

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