MARIA
E LA PIENEZZA DEL TEMPO

SS.Annunziata di Firenze (Ignoto,XIV secolo)

È importante vivere il momento presente, l’oggi di Dio, – Jom Jhwh in ebraico – senza fughe nostalgiche in un passato che non c’è più, né in un futuro che non è ancora. Oggi è per me la salvezza. Quest’oggi di Dio, totalmente nuovo e inedito, dono appena uscito dalle mani del Creatore, è storia di salvezza per me.
In un bel racconto chassidico, dove è protagonista Gabriele, l’angelo dell’annunciazione a Maria, si narra: «L’angelo Gabriele fu mandato da Dio per far dono della vita eterna a chi avesse un momento di tempo per riceverlo. E l’angelo si mise per le strade del mondo. Ma, dopo aver percorso molte strade, tornò indietro e disse a Dio: “Avevano tutti chi un piede nel passato, chi un piede nel futuro. Non ho trovato nessuno che avesse tempo”».
Maria, la Madre di Gesù, l’oggi di Dio lo ha accolto e vissuto. Il passaggio di Dio nella sua vita, lo ha riconosciuto sin da subito. Dal soffio di Dio si è lasciata avvolgere e il suo sì, al progetto d’amore di Dio su di lei, è stato pieno e totale.
Il racconto di Luca dell’annunciazione inizia con la determinazione del tempo: «Nel sesto mese». Esso rimanda a ciò che è stato detto, precedentemente, di Elisabetta. Siamo, quindi, al sesto mese di gravidanza per la cugina di Maria.
Ma che anno era? Che tempo era quando Maria disse il suo sì? Per i Greci, che datavano la loro cronologia ufficiale dallo svolgimento della prima olimpiade nella città di Olimpia, era l’anno 776. Per i Romani, padroni del mondo allora conosciuto, che datavano la loro storia a partire dalla fondazione di Roma, era l’anno 753. Per gli Ebrei, il popolo eletto, che iniziano il conteggio degli anni dalla creazione del mondo, era l’anno 3760.
Per Dio, invece, ci dice Paolo di Tarso con grande semplicità, il tempo era giunto finalmente nella pienezza. Nella lettera ai Galati, infatti, leggiamo: «Quando giunse la pienezza del tempo, Dio inviò suo figlio, nato da donna» (Gal 4,4).
Come spesso accade nella Bibbia, Dio si serve di un messaggero divino per comunicare i suoi voleri. L’evangelista Luca afferma che Gabriele è inviato da parte di Dio per dirci l’origine della sua missione, per ribadire che l’iniziativa è di Dio, perché tutto si realizza per bene/volenza divina. Il movimento parte sempre dall’alto per discendere verso l’uomo.
A Dio solo spetta determinare tempo, luogo e modo dell’ingresso del suo Figlio divino nella storia. E con libera decisione egli elegge, fra tutte le donne, quella cui intendeva affidare e trasmettere il compito unico e singolare di formare, in virtù dello Spirito Santo, la natura umana del suo Figlio. Dio sceglie Maria.
E ora, come dice san Bernardo abate, chiamato il cavaliere e il cantore incomparabile di Maria, «Tutta la terra aspetta la tua risposta. O Vergine, dà presto la risposta. Rispondi la tua parola e accogli la Parola. Apri o Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all’assenso, il grembo al Creatore. Ecco che Colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti, batte fuori alla porta. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso».
Dopo il primo senso di turbamento e dopo la perplessità manifestata di fronte alla proposta della maternità divina, Maria esprime ora il suo consenso: «Eccomi, sono la serva del Signore». Con queste parole si è consumato il più alto e decisivo atto di fede nella storia del mondo. È il vertice di ogni comportamento religioso davanti a Dio, poiché Maria esprime, nella maniera più elevata, la passiva disponibilità unita all’attiva prontezza, il vuoto più profondo che si accompagna alla più grande pienezza.
L’assenso di Maria va letto come la risposta al saluto iniziale dell’angelo: «Rallegrati». Ma la gioia piena sulle labbra della Vergine esploderà più tardi, quando sarà a casa di Zaccaria, con Elisabetta e il nascituro Giovanni, nel canto del Magnificat.
L’espressione Serva del Signore non dice in questo contesto l’umiltà di Maria, perché nel linguaggio delle Scritture essa è un titolo di gloria. Vengono qualificati, infatti, con il termine di servi del Signore, Abramo, Mosè, Davide, ogni profeta e perfino il Messia, il servo di Jhwh. Servo del Signore è colui che ha la consapevolezza di avere una missione decisiva da compiere.
Nel linguaggio biblico servo del Signore non indica la subalternità, ma l’appartenenza al Signore e la fiducia riposta in lui. Maria, dicendo sono la serva del Signore, afferma di aver compreso la vocazione alla quale è chiamata e aderisce, pienamente disponibile e con gioia, al progetto di Dio. Il sì (fiat) di Maria, dunque, esprime la sua fede nella parola di Dio, come dirà più avanti Elisabetta: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore».
La risposta di Maria è molto più di un sì: «Avvenga di me quello che hai detto». È una gioiosa e affettuosa accettazione. Il verbo è ottativo, desiderativo, esprime cioè un sì con tutto il cuore. Il sì di Maria è il sì nuziale che comprende l’orientamento della sua vita intera secondo Dio e ratifica in anticipo tutte le scelte di Cristo, da Betlemme fino al Calvario, perché nell’annunciazione è già contenuta la scena della croce.
Dio, per realizzare il «mistero taciuto nei secoli eterni, ma rivelato ora…a tutte le genti» (Rm 16,25-26), chiede la collaborazione cosciente e libera di Maria, così come farà con gli apostoli e con i credenti. Il Signore ha creato ogni uomo e ogni donna padroni del proprio destino e non impone il suo volere. Egli, essendo Dio di libertà e amante della libertà, ha creato l’uomo a sua immagine, libero. Ecco perché Maria non è strumento inerte. Quando l’angelo le svela il suo ruolo in questo disegno misterioso di Dio, le chiede il consenso che, pur restando libero, è tuttavia anch’esso, misteriosamente, sostenuto dalla grazia. E la pienezza del tempo…si realizza.
Guardiamo la nostra vita, è il Signore che si manifesta nel nostro momento presente. Viviamo l’oggi con gratitudine, perché tutto è dono, “tutto è grazia”, come amava ripetere santa Teresa di Lisieux.

Francesca V.

(SiatePerfetti ago-sett.2020)