Convegno su Alberione

Convegno su Alberione

Beato Alberione

Beato Alberione

Un «Convegno di studio su don Alberione “Fondatore”»Scritto da Don Carlo Cibien, SSP on 03 Ottobre 2014. Postato in Incontri-Seminari

Tra le moltissime attività che sono state organizzate per celebrare l’anno centenario della nascita della Famiglia Paolina, la Società San Paolo organizza un Convegno di studio su don Alberione “Fondatore”. Lo si terrà ad Ariccia, presso la Casa “Divin Maestro”, nei giorni 23-25 novembre 2014.

Perché un “convegno di studio”?

Più ci si accosta con attenzione al pensiero di don Alberione, e più ci si rende conto di quanto esso sia profondo e inesplorato e della sua forza innovativa. Un esempio. Quando il futuro Giovanni Paolo II aveva appena sei anni, don Giacomo Alberione proponeva ai Paolini un progetto di «nuova, lunga e profonda evangelizzazione…» (San Paolo, agosto 1926, p. 3). Se si esaminano i tre aggettivi (nuova, lunga, profonda) che egli utilizza, se ne può far derivare un programma serio di evangelizzazione che coglie e supera quei due livelli indicati dal recentissimo documento della CEI, Incontriamo Gesù. Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia: «Si tratta di un concetto complesso che presenta due sfumature: l’evangelizzazione in quanto orizzonte dell’azione della Chiesa e l’evangelizzazione in quanto processo» (n. 19).

Onestamente dobbiamo riconoscere che il progetto apostolico alberioniano affidato alla Famiglia Paolina è tutt’altro che esaurito. Il Convegno di studio su don Alberione “Fondatore”, pur con tutti limiti di un Convegno, si pone come proposta di approfondimento del pensiero e dell’attività di don Alberione inteso come “Fondatore” della Famiglia Paolina e lo fa con un’attenzione speciale anche se non esclusiva alla Società San Paolo di cui nel 2014 si celebra il centenario di fondazione. Nulla vieta che un discorso analogo possa essere continuato dagli altri “rami” del grande albero paolino, colmando anche le inevitabili lacune e svelando nuovi orizzonti.

Come si articola il Convegno

Il programma del Convegno si apre con la riflessione di don Carlo Molari, decano dei teologi italiani e membro dell’Istituto Gesù Sacerdote. Mente lucidissima, a lui abbiamo chiesto di aiutarci a capire il valore di un centenario per una realtà ecclesiale in divenire come la nostra. Non si tratta certo di autocelebrarsi o auto commiserarsi, ma di “fare memoria” per aprirsi al futuro, continuando nel nostro oggi l’azione che il Fondatore intraprese nel suo oggi.

Ricevuto il “la”, il Convegno può partire con due introduzioni di carattere storico: la prima sullo sviluppo iconologico della pietà paolina, affidata a Sr Micaela Monetti, pddm; e la seconda, a due voci (Prof. Maggi e don Giovannini, ssp) sulla situazione culturale e religiosa con la quale don Alberione è entrato in dialogo; analisi che dovrebbe porre i termini per un’eventuale raffronto e attualizzazione, costituendo la seguente equivalenza: don Alberione sta al suo tempo, come noi stiamo al nostro tempo, cos’ha fatto lui e cosa possiamo fare noi.

Lo sviluppo successivo del Convegno si sofferma su alcuni temi che abbiamo creduto opportuno sottoporre ad uno studio attento. E qui è nato un dubbio: affidarci a studiosi “di grido”, con il rischio di una lettura affrettata e superficiale del pensiero del Fondatore? Alcune tesi discusse recentemente hanno messo in evidenza quanto l’impreparazione specifica dei relatori abbia inibito la ricerca dello studente su temi “paolini”. Il confronto con esperti in materia ci ha spinto a orientare la scelta su studiosi “paolini” con una reale e approfondita conoscenza del pensiero del Fondatore e in possesso del bagaglio metodologico necessario.

Tra i temi scelti: don Alberione biblista, teologo, mistico, fondatore di una “famiglia” religiosa.

È inevitabile che lo “studio” di don Alberione ci spinga alla ricerca delle sfide che dalla sua vita derivano a noi. Una di queste è il superamento del salto tra generazioni. A questo tema si è dedicata una tavola rotonda intitolata «Dialogo tra l’Antico e il Nuovo» nella quale si metteranno a confronto l’esperienze di paolini e paoline giovani e anziani.

Ma la sfida più attuale è affrontata nella relazione conclusiva, quella che avrà per tema: Don Alberione all’epoca del linguaggio “digitale”. In essa si cercherà di riconiugare e attualizzare la vocazione alla “docenza” che caratterizza il carisma paolino.

Al Convegno saranno presenti il Governo generale della Società San Paolo con i Superiori di Circoscrizione e i rispettivi invitati e – fino ad esaurimento dei posti – tutti coloro della Famiglia Paolina che sono interessati ad approfondire il pensiero del Fondatore.

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Weekend di marzo

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Weekend di marzo

Weekend di marzo

Carissima, pochi oggi si fermano a riflettere su se stessi, sul senso della vita e sugli immensi doni di Dio. Perchè non scegli anche tu di dare un pò del tuo tempo per ascoltare quella parola che il tuo cuore attende da sempre?

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Quaresima

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quaresima 2014

Inno  (Germagno)

Oggi la cenere
ci riconduce alla terra
perché gli occhi
si aprano al cielo.
Oggi la cenere profuma il capo
per purificare il cuore.
Oggi al pane si mescola cenere
per render più vero il cammino.
Cristo è nel deserto:
è il tempo del digiuno;
Cristo veglia nella solitudine:
è l’ora della preghiera;
Cristo sale a Gerusalemme:
stringiamoci nel cammino
d’amore
pregustando la Pasqua.

 Video Quaresima

La fede radice di ogni bene

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La fede è la radice di ogni santificazione e di ogni apostolato

untitledA conclusione dell’Anno della fede (24 novembre 2013) e in preparazione alla festa liturgica del Beato Giacomo Alberione (26 novembre), è sembrato opportuno selezionare nove testi (da destinare a nove giorni di preparazione e di riflessione) dagli scritti del Fondatore sulla fede perché vengano utilizzati all’interno dei momenti di preghiera delle comunità: novena, liturgia delle ore, adorazione eucaristica. Inoltre, attraverso la preghiera per la canonizzazione del Fondatore sarà possibile consolidare la nostra fede e i legami di appartenenza alla mirabile Famiglia Paolina ed essere confermati nella ricerca di nuove vie di Apostolato per un efficace annuncio del Vangelo. Noi crediamo, ma certamente la nostra fede non è ancora perfetta. Occorre pensare che non sempre il Signore concede le grazie che gli chiediamo per la vita presente. Concede però sempre le grazie spirituali che noi chiediamo: o quelle o altre che egli vede più utili all’anima nostra. Le grazie materiali le concede solo in quanto vede che contribuiscono al bene della nostra anima. La fede ci fa vedere la vita nel suo giusto senso; ci fa credere nel Paradiso e ce ne mostra i mezzi: la preghiera, la buona vita, la corrispondenza alla nostra vocazione, l’adempimento della nostra missione.
La fede ci fa pensare in ordine all’eternità; ci fa trovare continui mezzi per tesoreggiare per la vita eterna; ci fa capire che cosa sia il sacerdozio, la dignità e i doveri: che cosa sia lo stato religioso, perché sia stato istituito e da chi fu istituito.
La fede! Essa riempie di letizia i nostri giorni, ancorché in questi noi incontriamo difficoltà, tentazioni, lusinghe.
La fede! Essa ci fa conoscere quanto siano misere le parole dei mondani e quanto invece sia preziosa la scienza del Vangelo. Occorre metterci davanti alle verità eterne, alla duplice eternità. Vivere di fede significa avere presenti queste grandi verità e ordinare tutta la vita al suo fine. (Pr 1p. 167)  Leggi tutto… 

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Esercizi del Papa ad Ariccia

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Papa “trasferisce” ad Albano esercizi spirituali Pasqua con curia
Lettera di invito a capi-dicastero partiti ieri- Vedi Video don Sassi

Papa Francesco farà gli eserciza ad Ariccia,Casa Divin Maestro

Papa Francesco farà gli eserciza ad Ariccia,Casa Divin Maestro

Città del Vaticano, 17 ott. Papa Francesco “trasferisce” gli esercizi spirituali con i capi-dicastero della Curia romana dal Vaticano ad Albano.
Bergoglio terrà i suoi primi esercizi spirituali di Quaresima, dal 9 al 14 marzo 2014, ad Albano, presso la Casa Divin Maestro dei Paolini. Gli esercizi saranno predicati e guidati mons. Angelo De Donatis, parroco di San Marco al Campidogio.
La notizia, anticipata dal sito spagnolo di Radio Cope, è stata confermata dalla sala stampa vaticana, che ha sottolineato che sia tipico dei gesuiti svolgere gli esercizi spirituali in un luogo diverso da quello in cui si abita. La lettera di invito per gli esercizi spirituali – che con gli ultimi Papi si sono sempre svolti in Vaticano – è stata iniviata ieri.

Carissimi,

                    penso che siate già venuti a conoscenza della notizia: il prossimo anno, Papa Francesco (lui e tutta la curia cardinalizia) per i tradizionali loro Esercizi (inizio quaresima), ha scelto la nostra Casa paolina DIVIN MAESTRO ad Ariccia (Roma)…Volevo comunicarvi che questa mattina, giovedì 17 ottobre, ho avuto il dono di concelebrare con papa Francesco nella Cappella di Santa Marta: in allegato trovate l’omelia perché veramente molto provocatoria e stimolante per noi preti…Avevo fatto richiesta per tutti i Consiglieri nazionali IGS  (Consiglio convocato per le giornate 16-17 ottobre) di celebrare con lui, ma hanno concesso solo per il sottoscritto e uno dei consiglieri  (la sorte è caduta su don R. D’A)… Ho fatto e farò ancora richiesta per altre occasioni d’incontro dei membri IGS, ma è molto difficile: pensate che hanno ricevuto finora ben 900.000 richieste…  Sapete che al termine della Messa, incontra tutti e ascolta con attenzione ciò che ognuno sente di comunicare e gli ho detto:
“sono delegato dell’IGS, Istituto secolare per preti diocesani. A nome di tutti i membri sono lieto di esprimerle vivissima gratitudine per gli stimolanti messaggi che sa rivolgere con efficacia e testimonianza di vita non solo a tutto il popolo di Dio, ma anche a noi preti: grazie perché ci fa molto bene. Mi permetto umilmente di rivolgerle un invito a parlare, quando ne avrà occasione, dell’importanza per i preti diocesani di professare i Consigli evangelici, valorizzando i vari carismi e spiritualità della Chiesa come quella dei gesuiti, dei paolini… Mi ha risposto brevemente: “hai ragione: è importante e sono saggi quei preti diocesani che vogliono arricchire la propria vita personale, pastorale e apostolica aprendosi alle varie e ricche spiritualità nella Chiesa…”.
Ringraziamo il Signore per queste  parole d’incoraggiamento… Prossimamente verrete informati dei lavori del Consiglio IGS…

Auguro ogni bene
don E.

Rischio per i cristiani chiave in tasca e porta chiusa (omelia)

Istituto Gesù Sacerdote

 

 

SS.Nome di Maria

SS. Nome di Maria

SS. Nome di Maria

La devozione popolare al nome di Maria risale alla metà del XII secolo, anche se la festa riferita a tale nome venne propriamente istituita solo a partire dal 1513 da Papa Giulio II che, da principio, la concesse unicamente alla diocesi spagnola di Cuenca: celebrata dapprima il 15 settembre e spostata poi al 17 dello stesso mese, venne estesa all’intera Spagna nel 1671 e poi definitivamente a tutta la Chiesa a partire dal 1685, ad opera di Papa Innocenzo XI.

La festa in questione voleva essere un rendimento di grazie a Maria per la liberazione di Vienna dall’assedio dei Turchi, che ebbe luogo il 17 settembre 1683. Il Santo Padre Innocenzo XI, infatti, voleva ringraziare la Vergine Santissima per la grande vittoria cristiana dinanzi a Vienna, la città capitale dell’impero, che rischiava di essere travolta dalle truppe musulmane. Come un terrore per i loro nemici piombarono i cavalieri di Cristo sui Turchi esclamando: “Gesù!” “Maria!”, e con il nome di Gesù e di Maria sulle labbra vinsero i nemici del cristianesimo.
Il Santo Papa Pio X portò infine la memoria del Santissimo Nome di Maria al 12 settembre, giorno in cui liturgicamente è tutt’oggi festeggiata come memoria facoltativa.

Significato del nome

Il nome di “Maria” è forse il più comune al mondo: tradotto nelle varie lingue, viene dato alle bambine e a volte, come secondo nome, anche ai bambini. Moltissimi santi, perché la loro vita fosse ancora più intimamente unita a Maria o semplicemente in ossequio a Lei, hanno scelto il nome di Maria o lo hanno ricevuto dalle loro stesse madri il giorno del battesimo: Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, San Massimiliano Maria Kolbe, Santa Margherita Maria Alacoque, S. Giovanni Maria Vianney, San Luigi Maria (Grignion) da Montfort, Sant’Annibale Maria Di Francia …
Qual è dunque il significato di un sì sublime nome? Oltre 67 interpretazioni diverse sono state date al nome di Maria nella storia, secondo che fu considerato di origine egiziana, siriaca, ebraica o ancora nome semplice o composto. Di tutte queste ipotesi non si può con certezza affermare quale sia quella giusta: sembra quasi che la Provvidenza ci abbia volutamente lasciati nel dubbio perché nel nome di Maria possiamo trovare nel contempo tutti i significati che l’analogia della fede ci suggerisce. La teoria più  accreditata fa derivare Maria dall’ebraico Miryàm, come composto della parola egiziana mry (che vuol dire “amata”) e della parola Iam (che indica “Dio”), da cui nacque Miryàm, cioè “amata da Dio”.
Le quattro principali interpretazioni riportate dagli scrittori antichi sono invece, a detta di S. Alberto Magno (+ 1280), le seguenti: “Illuminatrice”, “Stella del mare”, “Mare amaro”, “Signora” o “Padrona” A) “Illuminatrice”: perché Vergine Immacolata che l’ombra del peccato mai offuscò, la “Donna vestita di sole” (Ap 12,1) che ha dato al mondo La Vera Luce; B) “Stella del mare”: perché stella polare, la stella più brillante che aiuta gli uomini come naviganti a raggiungere la Meta; C) “Mare amaro”: nel senso di madre dall’amore incommensurabile come le acque del mare che, per aver sofferto dolori indicibili sotto la Croce del Figlio, pur di salvarci rende amari per noi i piaceri della terra che tentano di ingannarci e farci dimenticare il vero e unico Bene.
Le gocce d’acqua del mare non possono essere contate se non dalla scienza infinita di Dio e noi possiamo appena sospettare la somma immensa di grazie che Dio ha deposto nell’anima benedetta di Maria, dal momento dell’Immacolato Concepimento alla gloriosa Assunzione in Cielo (S. Luigi Maria da Monfort, Vera Devozione, 23: “Dio Padre ha radunato tutte le acque e le ha chiamate mare, ha radunato tutte le grazie e le ha chiamate Maria”); D) “Signora” o “Padrona”: in quanto a pieno titolo Regina e Sovrana del Cielo e della terra, mediatrice e dispensiera di tutte le grazie perché Corredentrice dell’umanità, associata al Figlio in tutti i suoi misteri. Il nome presso i Giudei aveva un’importanza grandissima e si soleva imporre con solennità. Sappiamo dalla Parola che Dio stesso interviene qualche volta nella designazione del nome. L’angelo Gabriele previene Zaccaria che suo figlio si chiamerà Giovanni (Lc 1,13) e sempre lui, spiegando l’Incarnazione del Verbo, dirà in momenti diversi a Maria e a Giuseppe: “Lo chiamerai Gesù” (Lc 1,31; Mt 1,21). In verità tutta la Scrittura è intrisa di espressioni che lasciano facilmente intuire quanto importante e degno di nota sia il nome davanti a Dio: “Renderò grande il tuo nome” (Gen 12,2); “non sarai più chiamato Abram, ma il tuo nome sarà Abramo… quanto a Sarai tua moglie, non la chiamare più Sarai; il suo nome sarà, invece, Sara” (Gen 17,5.15); “non nominare il nome di Dio invano” (Es 20,7); “ti ho chiamato per nome: tu sei mio!” (Is 43,1); “come il tuo nome, o Dio, così la tua lode giunge fino alle estremità della terra” (Sl 48,11); “rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli” (Lc 10,20); “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt 16,18); ecc.
Si può quindi verosimilmente pensare, pur non avendone la certezza che ci viene dalla Scrittura, che Dio in qualche modo sia intervenuto anche su Gioacchino e Anna perché alla Santissima Vergine fosse dato il nome di “Maria” richiesto dalla sua grandezza e dignità. Quando Egli le si presenta nella persona dell’Arcangelo Gabriele, non si accontenta, però, di rivolgerle il saluto con il suo nome proprio, vuole trovare un’espressione plastica che l’accarezzi in modo così sublime da farle figurare fino a che punto di lei si fosse compiaciuta la Santissima Trinità. Per questo le dice: “Rallegrati, piena di grazia!”. Sembra quasi che a Dio piaccia “giocare con i nomi” e che a questo “gioco” la Vergine ci stia: Ella non risponde alla Sua elezione né con il nome che le hanno dato i suoi genitori (Maria), né con quello con cui l’ha appellata Dio stesso (Piena di grazia) ma con l’unico nome che per la sua grande umiltà sentiva più confacente al Mistero che stava compiendosi: “Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,26)*.

Invocare il nome di Maria

Il nome che Dio pronuncia è talmente legato all’essere, che Dio chiamando le cose con il loro nome, le chiama dal loro nulla all’esistenza («Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu» Gen 1,3; «Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza…”. Dio creò l’uomo a sua immagine…» Gen 1,26-27; ecc.). L’uomo, ovviamente, non ha la medesima capacità di Dio di ‘produrre’ con il solo pensiero o con la sola parola le cose, però ha la capacità di evocare Dio e la realtà stessa di Maria e dei Santi.
L’uomo, cioè, quando invoca il nome di Maria, il nome di Gesù, il nome dei Santi del Signore, deve farlo sempre con la massima serietà, ricordandosi che il nome non è mai isolato, che parlando si evoca la stessa realtà a cui ci si riferisce con le parole. Con quali nomi sulle labbra i martiri affrontavano la morte e con quali nomi sulle labbra i campioni della cristianità affrontavano le schiere degli infedeli? Nel nome di Gesù, perché in questo nome c’è la nostra salvezza (Fil 2,10: “Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra”).
E nella sua provvidenza Dio ha voluto che risuonasse sulla bocca dei fedeli anche il nome  di Maria perché Maria – come amava dire il nostro Fondatore – non attira mai a sé ma “dà sempre Gesù, come un ramo che sempre lo porta e lo offre agli uomini”. Dice San Luigi Maria Grignion de’ Monfort, il grande innamorato della Madonna: «Maria è la meravigliosa eco di Dio. Quando si grida: “Maria!”, lei risponde: “Dio!”». Dante Alighieri mette in bocca a Buonconte di Montefeltro, valoroso e impavido combattente in pericolo di dannazione eterna, il motivo della salvezza insperata della sua anima e cioè l’aver invocato, un attimo prima di morire, il nome di Maria: “Perdei la vista, e la parola; / nel nome di Maria finii, e quivi / caddi, e rimase la mia carne sola” (= più non vidi, più non potei parlare; spirai invocando il nome di Maria, e qui caddi e rimase il mio corpo privo di vita) (La Divina Commedia, Purgatorio V, 100-102).
San Bonaventura sostiene che tutti i fiumi di grazie che hanno avuto gli angeli, gli apostoli, i martiri, i confessori, le vergini, sono “confluiti” in Maria, il mare di grazie. E Santa Brigida aggiunge: “Ecco perché il nome di Maria è soave per gli angeli e terribile per i demoni”. San Bernardo invita ogni uomo, qualunque sia la situazione dell’anima e del corpo in cui imperversa, a invocare senza timore il nome di Maria per trovare rifugio sicuro: «Chiunque tu sia che nel flusso e riflusso del secolo abbia impressione di camminare meno su terra ferma che in mezzo alla tempesta turbinante, non distogliere gli occhi dall’astro splendido, se non vuoi essere inghiottito dall’uragano. Se si desta la burrasca delle tentazioni, se si drizzano gli scogli delle tribolazioni, guarda la stella e invoca Maria. Se sei in balìa dei flutti della superbia o dell’ambizione, della calunnia o della gelosia, guarda la stella e  invoca Maria. Se collera, avarizia, attrattive della carne, scuotono la nave dell’anima, volgi gli occhi a Maria. Turbato per l’enormità del delitto, vergognoso di te stesso, tremante all’avvicinarsi del terribile giudizio, senti aprirsi sotto i tuoi passi il gorgo della tristezza o l’abisso della disperazione, pensa a Maria. Nei pericoli, nell’angoscia, nel dubbio, pensa a Maria, invoca Maria. Sia sempre Maria sulle tue labbra, sia sempre nel tuo cuore e vedi di imitarla per assicurarti il suo aiuto. Seguendola non devierai, pregandola non dispererai, pensando a lei tu non potrai smarrirti. Sostenuto da lei non cadrai, protetto da lei non avrai paura, guidato da lei non sentirai stanchezza: chi da lei è aiutato arriva sicuro alla meta. Sperimenta così in te stesso il bene stabilito in questa parola: “il nome della Vergine era Maria”» (Lc 1,26).

“Annunziatine”: il più bel nome

Particolare brivido dovrebbe attraversare noi Annunziatine il giorno della festa del Nome di Maria o tutte le volte che semplicemente lo sentiamo pronunciare e lo pronunciamo noi stesse, noi che per una delicatezza tutta particolare di Maria, riceviamo con la professione religiosa il suo stesso nome per essere prolungamento del suo “Sì” nell’oggi della Chiesa. Dice don Alberione: «Perché chiamarsi Annunziatine? Ha una ragione questo nome? Non è a caso. Il fatto dell’Annunciazione e, quindi, dell’Incarnazione del Figlio di Dio quando Maria disse: “Fiat mihi secundum Verbum tuum”, è il più grande fatto della storia, perché allora comincia la nostra redenzione.
Perciò Annunziatine vuol dire stare nel centro della storia e nell’inizio della redenzione. È il più bel nome». Possa ciascuna di noi, nel giorno dell’Incontro, leggere sul volto di Maria la soddisfazione di una Madre che trova corrispondenza tra il suo soavissimo nome e la vita da noi condotta.

M. T. A. (Imsa)

GMG 2013

XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù dal 23 al 28 luglio

GIOVANI IN MISSIONE

9284453905_0c8a14e756_cIL tema: «Andate e fate miei discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19) accompagnerà dal 23 al 28 luglio la XXVIII Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro. Un raduno mondiale in America Latina a 26 anni dalla Gmg di Buenos Aires. L’evento sarà preceduto dalla Settimana missionaria (16-21 luglio) che vedrà parte attiva le diocesi e le parrocchie del Brasile. «Una missione per annunciare Gesù Cristo e approfondire la fede, in risposta all’invito del Papa – come ha detto l’arcivescovo di Rio, Monsignor Orani João Tempesta in un’intervista su Avvenire il 3 febbraio. – La Gmg è un grande dono per cercare di cambiare il volto della nostra Chiesa e di renderlo più giovane e missionario». Benedetto XVI, ora papa emerito, un anno fa, nel suo messaggio per la Gmg ha evidenziato la necessità di un impegno missionario soprattutto in due ambiti: le comunicazioni sociali (internet) e la mobilità nel mondo (partire da se stessi per andare verso gli altri e condurli a Dio). Presso la spiaggia di Copacabana sono previste: la messa di apertura, la cerimonia di benvenuto e la Via Crucis, a Guaratiba: la veglia e la messa conclusiva. Dopo l’elezione di Papa Francesco si prevedono due milioni di giovani e 10.000 italiani. Nel logo ufficiale: un grande cuore con simboli e colori del Brasile. In verde: la Croce pellegrina e il “Pão de Açúcar”, il “Pan di Zucchero” (collina di Rio de Janeiro), in giallo: il Cristo Redentore (simbolo della città), in blu: il litorale brasiliano.

Lucia Giallorenzo

La Domenica