Vittoria,una notte a Loreto

Una notte a Loreto

Mi affaccio alla finestra e ne sono trattenuta a lungo, nonostante la frescura della notte. La luna piena campeggia in un cielo senza nuvole, ma anche senza stelle (o almeno ancora non le intravedo).
Infatti dopo un pò, eccone una perpendicolare al mio capo, luminosa e vivida, apparentemente minuscola.
Lontano il mare…..di una immensità insospettata quanto raramente si è fatto vedere in questi giorni. Sul mare uno scintillio calmo e dolce… aghi di luce strappati alla luna.
Posso solo intravedere, a causa della lontananza, e per questo immaginare piacevolmente.
I boschi delle colline, nella totale oscurità, mi impediscono una visione piena della bellezza. Nella mia anima si accendono analogie, frammiste a moti di gioia, per la scoperta e il ricordo, le riflessioni si arricchiscono d’uno spessore incommensurabile.
Questa notte è tornata la luna dei miei anni giovanili, la leopardiana luna che io cantavo seduta su un masso scomodo del cortile dell’asilo vecchio (dove c’era la casa povera di beni materiali, ma immensamente ricca di sogni e di attese); la luna da me interrogata con passione, da me inseguita con speranza di scoperte determinanti per il mio futuro.
La luna della mia costante riconciliazione con le persone e la cose.
Così come questa stella perpendicolare al mio capo, mi ricorda Sirio, intravista sempre per prima nelle sere d’estate al Fogarino, la casa della nonna (morta troppo presto per me) e degli zii (i fratelli di mia madre); la casa in cui mi sono sentita veramente chiamata per nome, dove l’accoglienza amorosa degli zii e l’allegria semplice e spensierata dei cugini, rinvigoriva la mia voglia di vivere e radicava speranza per un buon futuro.
Ritrovare, almeno per un’ora quel tempo ancora lucido nella memoria, rivivere quelle sensazioni forti, raccogliermi nelle mani, come fossi anche oggi cosa debole e fragile è DONO, difficile da comunicare. Meglio allora assaporare a piedi polmoni quest’aria che si va facendo più fredda, raggomitolarmi fino a diventare un niente.
E poi scoprire (averne la certezza) che sei nelle braccia del Padre, che ti ha posto come sigillo sul suo cuore e conduce passo per passo la tua esistenza, quella che rimane, che è poca davvero.

Agosto 87

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