Il Segreto di Riuscita

Il Segreto di Riuscita 1

“Tutto posso in colui che mi da forza” (Fil 4,13). Questa  citazione  di San Paolo esprime bene il contenuto fondamentale del Segreto di Riuscita, questa preghiera bellissima uscita dal cuore del Fondatore della Famiglia Paolina, Don Giacomo Alberione. Il Patto o Segreto di Riuscita esprime bene il senso della vocazione di don Alberione. Egli ha avuto sempre un altissimo concetto della missione che il Signore gli aveva affidato. Tale consapevolezza era maturata in lui dopo l’esperienza di quella famosa notte di preghiera davanti a Gesù Eucaristia, la notte tra i due secoli, il 31 dicembre del 1900, in cui Alberione rimane 4 ore in preghiera davanti a Gesù Eucaristia e dove venne infiammato dallo Spirito di Dio ed è spinto a fare qualcosa per gli uomini del nuovo secolo che stava per iniziare. È Dio che vuole questo apostolato della stampa con cui annunciare Cristo e gli insegnamenti della Chiesa, opponendo stampa buona a stampa cattiva.

   La grandezza della missione a cui Dio ha chiamato don Alberione, fa contrasto con la povertà dei mezzi disponibili e soprattutto con l’incapacità delle persone, primo fra tutti lui stesso. Ed ecco quindi che abbiamo la dinamica della preghiera del Patto. Da un lato la coscienza dell’altissima vocazione a cui Dio chiama don Alberione e tutti i suoi figli e figlie, e dall’altro la nostra povertà e incapacità. Da qui nasce spontanea la richiesta di aiuto a Dio, la totale fiducia in Lui che tutto può. Da parte nostra però ci deve essere l’impegno serio di mettere Dio al primo posto (“cercate prima di tutto il Regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in più” Mt 6:33) e fare la sua volontà sempre e ovunque. Allora il miracolo avviene. Allora avviene la ‘moltiplicazione’ del lavoro spirituale, dello studio, dell’apostolato e della povertà, di cui parla il Segreto di Riuscita. Quando portiamo a Dio tutto quello che abbiamo (gli spiccioli della vedova, i due pesci e i cinque pani dei discepoli), quando ci svuotiamo di tutto ecco che allora Dio può entrare totalmente nella nostra vita e operare Lui stesso in noi: “Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me” (Gal 2:20). Ecco allora che il Segreto di Riuscita spiega il ‘miracolo Don Alberione’, cioè il miracolo di una vita vissuta continuamente dalla preghiera all’apostolato e viceversa, con un’ infinità di progetti che ben presto diventano realtà, e tutto a gloria di Dio e a servizio della Chiesa. Don Alberione si è messo totalmente a disposizione di Gesù Via Verità e Vita, come un ‘pennello da pochi soldi’ con cui Dio ha potuto dipingere un bel Divino Maestro Gesù Cristo.

   Riportiamo qui sotto il testo integrale del Segreto di Riuscita:

Gesù Maestro, accetta il patto che ti presentiamo per le mani di Maria, Regina degli Apostoli, e del nostro padre san Paolo.
Noi dobbiamo corrispondere alla tua altissima volontà, arrivare al grado di perfezione e gloria celeste cui ci hai destinati, e santamente esercitare l’apostolato dei mezzi della comunicazione sociale. Ma ci vediamo debolissimi, ignoranti, incapaci, insufficienti in tutto: nello spirito, nella scienza, nell’apostolato, nella povertà. Tu invece sei la Via e la Verità e la Vita, la Risurrezione, il nostro unico e sommo Bene. Confidiamo solo in te che hai detto: ‘Qualunque cosa chiederete al Padre in nome mio, voi l’avrete’.
Per parte nostra, promettiamo e ci obblighiamo: a cercare in ogni cosa e con pieno cuore, nella vita e nell’apostolato, solo e sempre, la tua gloria e la pace degli uomini. E contiamo che da parte tua voglia darci spirito buono, grazia, scienza, mezzi di bene. Moltiplica, secondo la immensa tua bontà e le esigenze della nostra vocazione speciale, i frutti del nostro lavoro spirituale, del nostro studio, del nostro apostolato, della nostra povertà. Non dubitiamo di te, ma temiamo la nostra incostanza e debolezza.
Perciò, o Maestro buono, per la intercessione della nostra Madre Maria, trattaci con la misericordia usata con l’apostolo Paolo: sicché, fedeli nell’imitare questo nostro padre in terra, possiamo essergli compagni in cielo.

   Questo testo ha subìto variazioni e arricchimenti durante un lungo arco di tempo. I primi accenni risalgono al 1918. Infatti, come riporta il Beato Giaccardo (primo beato della Famiglia Paolina e tra i primi sacerdoti della Società San Paolo) nei suoi appunti di quegli anni, così parlava Don Alberione ai suoi ragazzi a proposito dello ‘studio’: “noi abbiamo bisogno di sapere molte cose per la nostra missione e abbiamo poco tempo per studiare, perché abbiamo da lavorare. Dunque il Signore deve darci la scienza senza studiare e noi, con quattro ore di studio dobbiamo approfittare di più che gli altri studenti con otto ore. Perciò col Signore bisogna fare i patti chiari e con molta semplicità: Signore, io debbo sapere molte cose ed ho poco tempo per studiare: ho anche da comporre, da stampare, io dunque comporrò e stamperò finche volete e quel che volete, voi datemi la scienza…. A chi ci obietta il poco studio, rispondiamo: ‘siamo noi e la grazia di Dio. Una parte noi, due la grazia di Dio’… Il fondamento è la fiducia in Dio che ha promesso di concedere la sapienza a chi gliela domanda… ma noi che ci fidiamo di tutto e di tutti meno che di Dio, siamo stupidi e matti.”

   Come si vede il Segreto di Riuscita ha il contesto immediato dello ‘studio’ visto in funzione dalla missione affidata dal Signore all’Istituto da poco nato; quella cioè di esercitare con efficacia l’apostolato stampa e con esso ottenere il fine ultimo per cui si e stati chiamati: “la gloria di Dio e la salvezza delle anime”. E dal momento che la salvezza delle anime non è un frutto della scienza umana, dell’abilità dell’uomo, bensì della grazia divina, don Alberione comprende che il problema vitale è quello di essere santi e di formare santi apostoli della stampa. Era logico quindi che ilPatto fatto per lo ‘studio’ si allargasse per abbracciare anche l’impegno alla santita’.

Vedremo questo secondo aspetto in una seconda parte

Vito Spagnolo

Il Segreto di Riuscita 2

Il Beato Timoteo Giaccardo, uomo di Dio messo a fianco di Don Alberione per aiutarlo nella realizzazione della speciale missione di annunciare il Vangelo attraverso i mezzi di Comunicazione Sociale, scrive nei suoi appunti a proposito di un’altra riflessione  del Fondatore ai suoi ragazzi: “Nella via della santità si puo progredire per uno, per cinque, o anche per dieci.. vi ho insegnato come si moltiplica il tempo di studio: ora dovete imparare a moltiplicare il corso sulla via della santità… In ogni sforzo dovete progredire per dieci. E perché questo? Perché il Signore vi chiama ad una santità altissima a cui non potete giungere con le sole vostre forze e con le grazie ordinarie… ma il Teologo (don Alberione) è matto! Non sono matto. Quando parla Alberione può essere matto, ma quando parla vostro Padre qual sono adesso, vi dico che non sono matto. Dovete essere più santi dei preti e dei religiosi…Dio ha collocato in voi un tesoro senza prezzo, un tesoro che gli angeli invidiano: la vocazione alla buona stampa… sulla vostra coscienza pesano un milione, tre milioni dieci milioni di anime… ecco perché dovete essere molto santi e molto più santi dei sacerdoti ordinari.”

        Don Alberione stesso ha commentato il Segreto di Riuscita. Egli dice che «Il Segreto di Riuscita si poggia su tre punti e cioè il fine per cui Dio ci ha chiamati, la nostra incapacità e la fiducia in Dio. Nel Segreto di Riuscita ci rivolgiamo al Maestro divino chiedendo di contrarre con Lui un patto e glielo presentiamo per le mani di Maria, Regina degli Apostoli e per mezzo del nostro Padre san Paolo. E’ un contratto con Dio, col Maestro divino… Gesù quando ha iniziato il suo ministero pubblico, chi ha chiamato? Dei pescatori… E chi ha scelto il Signore per la nostra Congregazione? Gente ignorante, in genere figli di contadini, gente che davanti a una impresa quale doveva essere la Società San Paolo poteva solo dire: ‘Signore, non posso’. Come quando il Signore invitava Geremia a predicare ed egli rispondeva di non saper parlare (Ger. 1,6). San Paolo dice che ‘Dio ha scelto gli ignoranti del mondo per confondere i sapienti’ (1Cor 1,27)… Chi entra nella Famiglia Paolina è destinato ad una grande gloria, ma prima deve raggiungere un alto grado di perfezione. Su che cosa contare per osservare i propositi della nuova vita ? E’ un nuovo battesimo questo, è una nuova Pentecoste… quanto a noi, cosa siamo? Siamo ignoranti, debolissimi, nulla sappiamo, l’orgoglio umano tante volte ci acceca, se sappiamo qualcosa è tutto frutto della grazia: ‘Voi Signore siete la Via, la Verità e la Vita’… e allora tutto il merito va a Lui, ‘Da me nulla posso, con Dio posso tutto’. Ci vogliono due condizioni: riconoscere il nostro nulla e contare tutto su Dio. Ecco il nostro Patto… Avere l’impegno di cercare unicamente la gloria di Dio e la pace degli uomini: è questo che ci immette nelle rotaie della vita di Gesù Cristo.. Ci sono sempre queste intenzioni, o si immischia qualche cosa di umano?… La nostra superbia è il grande nemico di Dio… moltiplicate..il frutto del nostro lavoro spirituale, innanzitutto la santità… occorrono dei santi …associare sempre umiltà e fede: da me nulla posso, con Dio posso tutto!… Ma qui non possiamo, lì non sappiamo… ma con Gesù ci sono difficoltà? Ricordiamo a Gesù il Patto, allora!.»

        Il Segreto di Riuscita è un grande inno a Dio, al suo primato assoluto sullo strumento umano. La coscienza della nostra radicale incapacità davanti alla missione costituisce il vero punto di partenza per intrapendere un’opera di Dio. Noi siamo davvvero apostoli solo quando ci sentiamo veramente servi inutili, convinti che è Dio ad agire, è Dio che chiama, che dà la vocazione, che elegge, che guida i nostri passi.   Ai suoi figli e figlie don Alberione ha chiesto e chiede proprio questa fede, un salto nel buio: Noi siamo niente, Dio è tutto, perciò ‘sulla tua parola gettiamo le reti’ (Lc 5,5) e la pesca fu abbondante. Fede e umiltà per don Alberione erano inscindibili: ‘Da me nulla posso, con Dio posso tutto’. Riconoscere il proprio nulla e contare tutto su Dio sono le due condizioni perché si realizzi il Patto. Non si improvvisa però la fiducia in Dio. Essa cresce attraverso un lungo sforzo di ricerca interiore alla luce della preghiera che porta a consegnarsi personalmente a Dio per ‘lasciarsi fare da Lui’. E anche qui don Alberione ci è maestro. La preghiera infatti ha ritmato tutta la sua vita, anzi egli ha vissuto un’esistenza di preghiera, di fiducioso abbandono in Dio.

        Ecco allora che il Segreto di Riuscita è veramente ‘riuscito’ e ha avuto successo nella vita di Alberione. Lo stesso viene chiesto ai figli e figlie di Don Alberione di tutti i tempi, come pure a tutti gli uomini di tutti i tempi. Prendere coscienza della propria vocazione nell’ascolto di Dio e realizzare poi questa chiamata nel continuo dialogo con Dio, un dialogo di amore che esprime il Patto e l’Alleanza tra la creatura e il suo Dio, ‘tu sarai mio popolo e io sarò il vostro Dio’
(Ebr 8,10).

Vito Spagnolo

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